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LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI SI AVVICINA – FOCUS 1: SPESE DEDUCIBILI E DETRAIBILI

Periodo intenso di lavoro, scadenze, impegni famigliari, nuovi progetti, cambiamenti da pianificare … e tanto stress da gestire.

Siamo a fine maggio e da un po’ non pubblico, ma come ho già scritto , ogni tanto una pausa è necessaria (per scelta o necessità).

Cerco di rifarmi pubblicando un nuovo tris di articoli, con lo scopo di fornire qualche indicazione utile nel rush finale per la raccolta dei documenti per la dichiarazione dei redditi (730 o Modello Unico). La scadenza della dichiarazione è ormai alle porte: il 30 giugno dovremo versare il saldo e il primo acconto delle imposte e siamo tutti alle prese con la predisposizione degli ultimi documenti da consegnare al commercialista.

In questo primo articolo riassumo le principali spese deducibili e detraibili e vi regalo la check list che ho inviato qualche tempo fa ai miei clienti (trovi il link in fondo all’articolo).

La norma in tema di imposte sui redditi delle persone fisiche (IRPEF) prevede, infatti, la possibilità di ridurre il carico fiscale nel caso in cui si siano sostenute spese di particolare rilevanza sociale. Provo ad aiutarvi, facendo il punto sulle principali spese che si possono portare in detrazione o in deduzione dall’IRPEF e la documentazione necessaria da predisporre.

Che cosa significa deducibile o detraibile?

Le spese previste possono essere:

  • deducibili“, ovvero possono essere sottratte al reddito prima di calcolare l’imposta da pagare
  • detraibili“, ovvero possono essere sottratte direttamente alle imposte da pagare, diminuendone così l’importo

In entrambi i casi si tratta di spese da inserire in dichiarazione, ma che hanno un impatto diverso sull’imposta.

Quali sono le principali spese e come vanno documentate?

Spese sanitarie: si tratta delle fatture, ricevute, quietanze di pagamento e scontrini fiscali parlanti relativi al dichiarante, al coniuge ed ai familiari a carico. Da quest’anno è possibile portare in detrazione anche i farmaci senza obbligo di prescrizione medica acquistati online, purché il rivenditore sia una farmacia o un altro esercizio autorizzato dalla Regione alla vendita a distanza.

Mutui per l’acquisto dell’abitazione principale: serve la certificazione emessa dall’Istituto di Credito relativa agli interessi passivi pagati nel 2016 oppure le quietanze di pagamento (indicanti la quota degli interessi), l’estratto del rogito di acquisto (con intestatario, data e importo), l’estratto del contratto di mutuo (con intestatario, data e importo finanziato). Per chi ha acquistato casa nel 2006 anche la fattura del notaio.

Intermediazione immobiliare: prepara la fattura del soggetto di intermediazione immobiliare sostenuta per l’acquisto di unità immobiliare da adibire ad abitazione principale e l’estratto del rogito.

Spese di istruzione: servono le ricevute dei versamenti effettuati per la frequenza di scuole dell’infanzia, scuola elementare e scuola secondaria o per frequenza universitaria e di specializzazione universitaria, master, dottorato, conservatorio, accademia belle arti, ecc. Nel caso di materne, primaria e secondaria, il Fisco ha chiarito quest’anno che tra le voci considerate, oltre alle tasse di frequenza, si possono inserire anche le spese sostenute per le gite scolastiche e per la mensa.

Asili nido: quietanze di pagamento della retta di frequenza

Assicurazioni vita: certificazioni rilasciate dalle compagnie assicuratrici relative ai premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni

Spese per attività sportive praticate dai ragazzi: prepara le quietanze di iscrizione annuale e abbonamento, ma solo per i ragazzi di età tra i 5 e i 18 anni

Spese funebri: se ne hai purtroppo dovute sostenere nel 2016, consegna al commercialista la fattura dell’agenzia di pompe funebri.

Spese veterinarie: Per il tuo cane, gatto, canarino, iguana … servono le fatture o scontrini di spese sostenute per la sua cura.

Erogazioni liberali: quietanze di pagamento a favore di ONLUS, ONG, istituti scolastici, istituzioni religiose, movimenti/partiti politici, associazioni sportive dilettantistiche, società di mutuo soccorso, enti dello spettacolo, fondazioni operanti nel settore musicale. Ricorda che devono essere state effettuate con versamento postale o bancario, carte di credito, bancomat, carte prepagate, assegni bancari e circolari (non in contanti)

Contributi previdenziali ed assistenziali: prepara i bollettini versati relativi all’assicurazione obbligatoria INAIL casalinghe, i bollettini per il riscatto del periodo di laurea, i pagamenti dei contributi previdenziali volontari o di ricongiunzione periodi assicurativi, le ricevute bancarie o postali relative a contributi obbligatori versati da categorie come ad esempio medici, farmacisti, ecc

Contributi per addetti ai servizi domestici e familiari: servono i MAV quietanzati per colf, baby-sitter, assistenti alle persone anziane, ecc. con specifica indicazione del trimestre di riferimento, le ore lavorate e la paga oraria

Previdenza complementare: anche in questo caso servono le certificazione dei premi versati

Assegno periodico al coniuge: nel caso di separazione o divorzio, è necessario indicare il codice fiscale del coniuge cui sono corrisposti gli assegni periodici, allegando la sentenza di separazione o divorzio e le ricevute di versamento/bonifici periodici all’ex coniuge. Non sono deducibili le somme corrisposte in una unica soluzione e quelle destinate al mantenimento dei figli.

Adozioni: certificazione dell’ammontare complessivo della spesa da parte dell’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione di minori stranieri.

Spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio-ristrutturazioni (36-41-50-65%): bonifici bancari di pagamento specifici, fatture relative ai lavori eseguiti ed i dati catastali dell’immobile (reperibili dal rogito o da una visura). In caso di intervento condominiale serve anche la dichiarazione dell’amministratore con l’importo detraibile dal singolo proprietario e per spese antecedenti il 14/05/2011 la comunicazione al Centro Operativo di Pescara

Acquisto mobili e/o grandi elettrodomestici (solo se finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione): oltre alle fatture di acquisto dei beni indicante la relativa natura, qualità e quantità, è necessario predisporre le ricevute dei bonifici o di avvenuta transazione (ad es. estratto conto o scontrino della carta di credito/bancomat)

Per spese sostenute nel 2016 e per tutto il 2017 (in questo caso, si farà la detrazione l’anno prossimo) esiste un meccanismo che premia le giovani coppie, sposati o anche conviventi di fatto da almeno 3 anni, in cui almeno uno dei due componenti ha meno di 35 anni e che nel periodo in questione hanno acquistato la prima casa. A questi è concessa una detrazione del 50% delle spese, fino a un tetto di 16mila euro, per l’acquisto dei mobili nuovi. In questo caso, basta che siano destinati alla prima casa, senza bisogno di ristrutturazioni.

Spese per interventi di riqualificazione energetica (55-65%): sono necessari il bonifico bancario di pagamento (avvenuto secondo le disposizioni), le fatture relative ai lavori eseguiti, l’asseverazione del tecnico abilitato alla progettazione (se dovuta) o la certificazione del produttore, l’attestato di certificazione (o qualificazione) energetica (se dovuto) e la ricevuta della documentazione inviata all’ENEA. In caso di intervento condominiale, serve anche la dichiarazione dell’amministratore dell’importo detraibile dal singolo proprietario

Ai miei clienti ancora più di un mese fa ho inviato una check list, per aiutarli a predisporre la documentazione necessaria, eccola qui, che ne pensi ti è utile?

 

PRONTO PER LA PARTITA IVA?

Concludo oggi questo focus sul tema “Da hobby a professione”, in cui ho affrontato prima la collaborazione occasionale e poi la cessione del diritto d’autore, con un ultimo approfondimento: L’ APERTURA DELLA PARTITA IVA.

Premetto che in questo breve articolo ho tralasciato completamente il discorso società, e mi sono concentrata esclusivamente sulle attività di freelance individuali. Parleremo di forme imprenditoriali collettive in un’altra occasione, qui ne avevo parlato tempo fa.

Quando è obbligatorio aprire la partita IVA?

L’obbligo si ha nel momento in cui si svolge un’attività di lavoro autonomo in maniera abituale, anche se in modo non esclusivo o continuativo (Articolo 5 DPR 633/72).

La determinazione dell’abitualità non è così immediata e va valutata caso per caso. Facciamo qualche esempio:

Se vendi oggetti creati da te, come gioielli o vestiti, eserciti un’attività artigianale. Tuttavia, se questa attività è solamente il tuo hobby (e quindi del tutto occasionale) non sei soggetto ad alcun obbligo; se invece si tratta di attività svolta in maniera abituale, devi necessariamente aprire la partita IVA.

Se occasionalmente vendi un oggetto su eBay non svolgi attività professionale, quindi non devi avere partita IVA; al contrario se lo fai abitualmente e in modo organizzato, hai bisogno di avere una partita IVA.

La prima domanda da porsi è: l’attività è abituale o solo occasionale?

Questa è la principale differenza tra una professione (abituale) e un hobby (solo occasionale) e da qui partono tutte le considerazioni sull’apertura o meno della partita IVA.

Sono un lavoratore dipendente, posso anche aprire partita IVA?

Un dipendente privato (il discorso non vale per i dipendenti pubblici) può aprire la partita IVA, sempre che il contratto di lavoro non lo vieti espressamente.

E’ in ogni caso necessario  verificare che non vi sia concorrenza tra il lavoro dipendente e quello a partita IVA, in quanto qualche volta i contratti di lavoro dipendente lo vietano.

L’ articolo 2105 del codice civile dispone che il lavoratore non debba trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore. La norma prevede tale limite soltanto per la durata del rapporto di lavoro, ma spesso il contratto estende il patto di non concorrenza anche ad un periodo successivo alla cessazione (articolo 2125 del codice civile)… quindi, attenzione!

Il limite del patto di non concorrenza è l’attività oggetto dell’impresa datrice di lavoro: non si riferisce alle sole mansioni svolte dal lavoratore ma si estende allo svolgimento di qualsiasi attività che entri in concorrenza con quella del datore di lavoro.

Se ad esempio sei dipendente nel settore abbigliamento (commesso come impiegato, non importa la mansione) e vuoi vendere prodotti tuoi (vestiti, ma anche accessori ecc.) è molto probabile che il tuo contratto da dipendente non te lo permetta. Nello stesso caso, se vuoi svolgere un’attività di consulenza, ad esempio come web designer, che nulla a che fare con l’attività del tuo datore di lavoro, in linea di massima non ci dovrebbero essere problemi.

Importante è valutare caso per caso, affinché il dipendente non rischi di non incorrere in un procedimento disciplinare e , nei casi più gravi, essere licenziato.

Libero professionista o ditta individuale?

Nel momento in cui si decide di aprire la partita IVA, fondamentale è capire la natura giuridica della propria posizione individuale.

Le alternative sono:

  1.  IMPRENDITORE (O DITTA INDIVIDUALE)

Il codice civile (articolo 2555) definisce l’imprenditore come colui che esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi.

Sono imprenditori individuali gli artigiani (e quindi per esempio l’elettricista, l’idraulico, il meccanico, il pasticcere, l’estetista, il parrucchiere, ecc.) o i commercianti (ad esempio il ristoratore, il negoziante sia fisico sia e-commerce, il venditore ambulante ecc.).

  1.  PROFESSIONISTA (O LAVORATORE AUTONOMO)

Il professionista, invece, è chi svolge un lavoro autonomo intellettuale organizzato con il lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente.

In alcuni casi per esercitare una professione è richiesta lʼiscrizione in albi, ordini o elenchi (le “professioni protette” come notai, avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, giornalisti, medici, ecc.) altrimenti si parla di “professioni libere” (ad esempio consulenti dʼazienda, fotografi, designer, ecc.).

Vi sono attività che possono rientrare in entrambe le categorie, per cui è necessario valutare come concretamente come viene svolta l’attività. Si pensi ad esempio a chi si occupa di software, i fotografi, i grafici … che possono essere sia professionisti sia ditte individuali, a seconda che esercitino esclusivamente consulenza o vendano prodotti e servizi.

Riuscire ad identificare correttamente la forma giuridica della propria attività è fondamentale e comporta differenze rilevanti:

  • per l’iscrizione o meno al Registro Imprese;
  • dal punto di vista fiscale;
  • per l’iscrizione all’INPS (gestione commercianti o artigiani ovvero gestione separata o cassa professionale).

Come e quanto costa aprire la partita IVA?

Per aprire la partita IVA occorre presentare richiesta all’Ufficio dellʼAgenzia delle Entrate con modello AA9 direttamente oppure tramite un professionista incaricato. Per questa pratica non sono previste spese dirette.

Le ditte individuali (non i professionisti), sono tenute all’iscrizione in Camera di Commercio attraverso specifica comunicazione. L’iscrizione per un piccolo imprenditore individuale generalmente comporta i seguenti costi (rif. Registro Imprese di Torino):

E’ obbligatorio iscriversi e versare i contributi INPS?

Dipende dalla forma giuridica:

  • Le Ditte Individuali sono obbligate all’iscrizione INPS nella gestione Artigiani o Commercianti (a seconda dell’attività esercitata).

I contributi vanno versati annualmente con quattro rate fisse (per il 2017 sono pari a poco più di 3.600 euro totali), che coprono un minimale oltre il quale si paga in forma percentuale con unʼaliquota di circa il 23%.

Per i contribuenti forfetari è prevista una riduzione del 35% dei contributi INPS dovuti (e quindi i contributi fissi sul minimale sono circa  2.300 euro annui).

Qui la Circolare INPS con dettagli e importi precisi.

  • I Liberi Professionisti devono iscriversi e versare i contributi alla propria Cassa di appartenenza (Cassa forense, Cassa Commercialisti, ecc.) secondo le specifiche modalità.

In assenza di una cassa specifica, il professionista dovrà iscriversi alla gestione separata INPS. In quest’ultimo caso il versamento dei contributi 2017 è pari al 25,72% dellʼutile e si versa in sede di dichiarazione dei redditi 2018.

C’è obbligo di iscrizione all’INAIL?

Solo in alcuni casi, per le attività di particolare natura o rischio (ad esempio per gli artigiani) è obbligatorio:

  • lʼiscrizione allʼINAIL
  • il versamento annuale di un premio assicurativo che varia a seconda dellʼattività svolta.

Bisogna comunicare l’inizio attività in Comune?

Per alcune tipologie di attività è necessario trasmettere al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune dove si ha la sede, una SCIA di inizio attività. Questo adempimento interessa ad esempio le attività di commercio, i ristoranti, i bar, ecc.

Qui molte informazioni e link utili.

Per effettuare tutte le iscrizioni sopra elencate (Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS, INAIL, Comune) si usa ComUnica, che permette una sola trasmissione telematica.

Esistono regimi fiscali agevolati?

Oggi, l’unico regime agevolato per imprenditori e professionisti è il regime forfetario, introdotto dalla legge di stabilità 2015 e modificato dalla legge di stabilità 2016. Ne ho parlato qui qualche tempo fa.

Per concludere …

… in effetti aprire partita IVA necessita di valutazioni preliminari e di conoscenze tecniche specifiche.

Prima di affrontare quest’avventura è fondamentale affidarsi ad un consulente di cui ci si fida, che possa darti una mano nella fase iniziale e sorreggerti nel percorso.

Se hai bisogno io sono qui … contattami.

In bocca al lupo!

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