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LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI SI AVVICINA – FOCUS 3: REGIME FORFETARIO

In questo terzo appuntamento in tema di documenti e dichiarazione dei redditi, dopo la check list sulle spese deducibili/detraibili dall’IRPEF ed il focus sulle spese mediche, parliamo di forfetari.

Se sei titolare di partita iva e aderisci al regime agevolato c.d. forfetario , dovrai compilare specifici quadri del Modello Unico PF 2017 relativo ai redditi 2016.

Premetto che chi aderisce a questo regime (come succedeva per i “vecchi minimi”) paga un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF. Questo significa che, a meno che non si debba versare IRPEF per altri redditi conseguiti nel 2016, non si gode di alcuna detrazione per le spese (mediche, mutui ecc.).

L’imposta da pagare viene “forfetariamente” calcolata sugli incassi conseguiti nell’anno, in base a specifiche percentuali di redditività stabilite dalla Legge.

Sembrerebbe facile, ma non è proprio così … purtroppo …

Che dati e documenti servono per compilare la dichiarazione?

Il quadro LM

Contiene la liquidazione effettiva dell’imposta sostitutiva dovuta:

  • Va indicato, innanzitutto, nelle caselle a sinistra, se si tratta di un forfettario che svolge attività di impresa, di lavoro autonomo o di impresa familiare. Nel caso in cui il soggetto svolga più di un’attività, ad esempio sia lavoro autonomo sia di impresa, si deve barrare la casella che corrisponde all’attività da cui derivano i maggiori ricavi o compensi (ovvero l’attività prevalente).
  • Vanno poi inserite le informazioni relative al codice attività (da cui dipende il coefficiente di redditività) ed i ricavi percepiti (che, applicando il regime di cassa, coincidono con gli incassi 2016).

In base a questi dati si calcola l’imposta lorda, che, al netto degli acconti già versati, determina l’imposta netta a saldo 2016 e gli acconti per l’anno 2017. In parte andrà versato al 30 giugno (saldo 2016 + 40% acconto 2017) ed in parte al 30 novembre p.v. (60% acconto 2017).

Il quadro RS

In questo quadro devono essere inserite varie informazioni sull’attività svolta nel 2016.

Tutti devono innanzitutto indicare i dati dei compensi erogati a fronte dell’assenza di operare la ritenuta d’acconto, posto che i forfetari sono esonerati dalla presentazione del modello 770 e delle certificazioni.

I soggetti esercenti attività d’impresa devono inoltre indicare:

  • il numero complessivo delle giornate retribuite relative a lavoratori dipendenti, a quelli impiegati con contratto di somministrazione di lavoro e quelli assunti a tempo parziale, nonché gli apprendisti,
  • il numero complessivo di mezzi di trasporto/veicoli posseduti e/o detenuti a qualsiasi titolo per lo svolgimento dell’attività alla data di chiusura del periodo d’imposta.
  • l’ammontare del costo sostenuto per l’acquisto di materie prime e sussidiarie, semilavorati e merci
  • le spese sostenute per le lavorazioni effettuate da terzi esterni all’impresa
  • i costi sostenuti per il godimento di beni di terzi (quali canoni di locazione, leasing, noleggio o affitto d’azienda)
  • l’ammontare complessivo delle spese sostenute per gli acquisti di carburante per autotrazione.

I soggetti esercenti attività di lavoro autonomo devono invece indicare:

  • il numero complessivo delle giornate retribuite relative ai lavoratori dipendenti
  • l’ammontare complessivo dei compensi corrisposti a terzi per prestazioni professionali e servizi direttamente afferenti l’attività artistica o professionale
  • i consumi per i servizi telefonici,
  • i consumi di energia elettrica,
  • i carburanti, lubrificanti e simili utilizzati esclusivamente per la trazione di autoveicoli.

Il quadro RR

I forfetari iscritti all’INPS devono ricordarsi di compilare anche il quadro relativo ai contributi previdenziali.

Gli artigiani e commercianti indicheranno il reddito 2016, i contributi fissi già versati nel corso dell’anno e calcoleranno l’eventuale eccedenza da versare nel caso di reddito eccedente il minimale.

I professionisti iscritti alla gestione separata INPS, invece, calcoleranno, in percentuale del reddito percepito nel 2016, i contributi da versare a saldo 2016 e gli acconti 2017.

Dubbi …

Con la richiesta delle informazioni del quadro RS, è evidente il desiderio dell’Amministrazione finanziaria di avere informazioni relative a questi soggetti per poter gestire selezioni ed eventuali verifiche fiscali.

Tuttavia, la richiesta di questi dati per contribuenti che non hanno l’obbligo di tenuta delle scritture contabili, risulta spesso quantomeno difficoltosa. Occorre quindi, per poter effettuare una compilazione corretta, raccogliere, oltre ai documenti emessi, anche le fatture ricevute.

In questo modo, di fatto, l’onere contabile diventa pressoché il medesimo di un contribuente in regime ordinario. 

Insomma … evviva la semplificazione del regime semplificato.

PRONTO PER LA PARTITA IVA?

Concludo oggi questo focus sul tema “Da hobby a professione”, in cui ho affrontato prima la collaborazione occasionale e poi la cessione del diritto d’autore, con un ultimo approfondimento: L’ APERTURA DELLA PARTITA IVA.

Premetto che in questo breve articolo ho tralasciato completamente il discorso società, e mi sono concentrata esclusivamente sulle attività di freelance individuali. Parleremo di forme imprenditoriali collettive in un’altra occasione, qui ne avevo parlato tempo fa.

Quando è obbligatorio aprire la partita IVA?

L’obbligo si ha nel momento in cui si svolge un’attività di lavoro autonomo in maniera abituale, anche se in modo non esclusivo o continuativo (Articolo 5 DPR 633/72).

La determinazione dell’abitualità non è così immediata e va valutata caso per caso. Facciamo qualche esempio:

Se vendi oggetti creati da te, come gioielli o vestiti, eserciti un’attività artigianale. Tuttavia, se questa attività è solamente il tuo hobby (e quindi del tutto occasionale) non sei soggetto ad alcun obbligo; se invece si tratta di attività svolta in maniera abituale, devi necessariamente aprire la partita IVA.

Se occasionalmente vendi un oggetto su eBay non svolgi attività professionale, quindi non devi avere partita IVA; al contrario se lo fai abitualmente e in modo organizzato, hai bisogno di avere una partita IVA.

La prima domanda da porsi è: l’attività è abituale o solo occasionale?

Questa è la principale differenza tra una professione (abituale) e un hobby (solo occasionale) e da qui partono tutte le considerazioni sull’apertura o meno della partita IVA.

Sono un lavoratore dipendente, posso anche aprire partita IVA?

Un dipendente privato (il discorso non vale per i dipendenti pubblici) può aprire la partita IVA, sempre che il contratto di lavoro non lo vieti espressamente.

E’ in ogni caso necessario  verificare che non vi sia concorrenza tra il lavoro dipendente e quello a partita IVA, in quanto qualche volta i contratti di lavoro dipendente lo vietano.

L’ articolo 2105 del codice civile dispone che il lavoratore non debba trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore. La norma prevede tale limite soltanto per la durata del rapporto di lavoro, ma spesso il contratto estende il patto di non concorrenza anche ad un periodo successivo alla cessazione (articolo 2125 del codice civile)… quindi, attenzione!

Il limite del patto di non concorrenza è l’attività oggetto dell’impresa datrice di lavoro: non si riferisce alle sole mansioni svolte dal lavoratore ma si estende allo svolgimento di qualsiasi attività che entri in concorrenza con quella del datore di lavoro.

Se ad esempio sei dipendente nel settore abbigliamento (commesso come impiegato, non importa la mansione) e vuoi vendere prodotti tuoi (vestiti, ma anche accessori ecc.) è molto probabile che il tuo contratto da dipendente non te lo permetta. Nello stesso caso, se vuoi svolgere un’attività di consulenza, ad esempio come web designer, che nulla a che fare con l’attività del tuo datore di lavoro, in linea di massima non ci dovrebbero essere problemi.

Importante è valutare caso per caso, affinché il dipendente non rischi di non incorrere in un procedimento disciplinare e , nei casi più gravi, essere licenziato.

Libero professionista o ditta individuale?

Nel momento in cui si decide di aprire la partita IVA, fondamentale è capire la natura giuridica della propria posizione individuale.

Le alternative sono:

  1.  IMPRENDITORE (O DITTA INDIVIDUALE)

Il codice civile (articolo 2555) definisce l’imprenditore come colui che esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi.

Sono imprenditori individuali gli artigiani (e quindi per esempio l’elettricista, l’idraulico, il meccanico, il pasticcere, l’estetista, il parrucchiere, ecc.) o i commercianti (ad esempio il ristoratore, il negoziante sia fisico sia e-commerce, il venditore ambulante ecc.).

  1.  PROFESSIONISTA (O LAVORATORE AUTONOMO)

Il professionista, invece, è chi svolge un lavoro autonomo intellettuale organizzato con il lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente.

In alcuni casi per esercitare una professione è richiesta lʼiscrizione in albi, ordini o elenchi (le “professioni protette” come notai, avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, giornalisti, medici, ecc.) altrimenti si parla di “professioni libere” (ad esempio consulenti dʼazienda, fotografi, designer, ecc.).

Vi sono attività che possono rientrare in entrambe le categorie, per cui è necessario valutare come concretamente come viene svolta l’attività. Si pensi ad esempio a chi si occupa di software, i fotografi, i grafici … che possono essere sia professionisti sia ditte individuali, a seconda che esercitino esclusivamente consulenza o vendano prodotti e servizi.

Riuscire ad identificare correttamente la forma giuridica della propria attività è fondamentale e comporta differenze rilevanti:

  • per l’iscrizione o meno al Registro Imprese;
  • dal punto di vista fiscale;
  • per l’iscrizione all’INPS (gestione commercianti o artigiani ovvero gestione separata o cassa professionale).

Come e quanto costa aprire la partita IVA?

Per aprire la partita IVA occorre presentare richiesta all’Ufficio dellʼAgenzia delle Entrate con modello AA9 direttamente oppure tramite un professionista incaricato. Per questa pratica non sono previste spese dirette.

Le ditte individuali (non i professionisti), sono tenute all’iscrizione in Camera di Commercio attraverso specifica comunicazione. L’iscrizione per un piccolo imprenditore individuale generalmente comporta i seguenti costi (rif. Registro Imprese di Torino):

E’ obbligatorio iscriversi e versare i contributi INPS?

Dipende dalla forma giuridica:

  • Le Ditte Individuali sono obbligate all’iscrizione INPS nella gestione Artigiani o Commercianti (a seconda dell’attività esercitata).

I contributi vanno versati annualmente con quattro rate fisse (per il 2017 sono pari a poco più di 3.600 euro totali), che coprono un minimale oltre il quale si paga in forma percentuale con unʼaliquota di circa il 23%.

Per i contribuenti forfetari è prevista una riduzione del 35% dei contributi INPS dovuti (e quindi i contributi fissi sul minimale sono circa  2.300 euro annui).

Qui la Circolare INPS con dettagli e importi precisi.

  • I Liberi Professionisti devono iscriversi e versare i contributi alla propria Cassa di appartenenza (Cassa forense, Cassa Commercialisti, ecc.) secondo le specifiche modalità.

In assenza di una cassa specifica, il professionista dovrà iscriversi alla gestione separata INPS. In quest’ultimo caso il versamento dei contributi 2017 è pari al 25,72% dellʼutile e si versa in sede di dichiarazione dei redditi 2018.

C’è obbligo di iscrizione all’INAIL?

Solo in alcuni casi, per le attività di particolare natura o rischio (ad esempio per gli artigiani) è obbligatorio:

  • lʼiscrizione allʼINAIL
  • il versamento annuale di un premio assicurativo che varia a seconda dellʼattività svolta.

Bisogna comunicare l’inizio attività in Comune?

Per alcune tipologie di attività è necessario trasmettere al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune dove si ha la sede, una SCIA di inizio attività. Questo adempimento interessa ad esempio le attività di commercio, i ristoranti, i bar, ecc.

Qui molte informazioni e link utili.

Per effettuare tutte le iscrizioni sopra elencate (Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS, INAIL, Comune) si usa ComUnica, che permette una sola trasmissione telematica.

Esistono regimi fiscali agevolati?

Oggi, l’unico regime agevolato per imprenditori e professionisti è il regime forfetario, introdotto dalla legge di stabilità 2015 e modificato dalla legge di stabilità 2016. Ne ho parlato qui qualche tempo fa.

Per concludere …

… in effetti aprire partita IVA necessita di valutazioni preliminari e di conoscenze tecniche specifiche.

Prima di affrontare quest’avventura è fondamentale affidarsi ad un consulente di cui ci si fida, che possa darti una mano nella fase iniziale e sorreggerti nel percorso.

Se hai bisogno io sono qui … contattami.

In bocca al lupo!

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