Tra le attività che amo maggiormente del mio lavoro c’è quella di “prendermi cura” delle Associazioni.

Il settore no profit rischia spesso di essere considerato marginale: al contrario, io sono fermamente convinta che si tratti di un’area di grande ricchezza. 

Venerdì 2 dicembre uscirà il secondo numero della rivista  trimestrale L’Ora del Pellice, edita dall’Associazione Culturale HARI, mia cliente.

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Oggi vi parlo di questo bel progetto, che ho avuto l’onore di assistere alla nascita, perchè oltre a volerlo sostenere, in questo secondo numero della rivista troverete un mio articolo.

Ma andiamo con ordine … prima di tutto, vi voglio parlare della rivista (o meglio del “giornalibro” come loro stessi la definiscono):

L’Ora del Pellice  è un progetto a contributo alla comunità della Val Pellice e del Pinerolese, ma abbraccia tematiche e approfondimenti che vanno al di là dello specifico territorio. L’obiettivo è di costruire,  attraverso l’informazione di qualità, una rete locale, allo scopo di  riscoprire e valorizzare le potenzialità della terra in cui viviamo e che amiamo.

Per parlarvene, riporto alcune delle parole del direttore Daniele Arghittu, usate a presentazione de L’Ora (che vi invito a leggere integralmente qui):

“… vi promettiamo, amici Lettori, che arriveremo sulla notizia per ultimi. Non parteciperemo, cioè, alla gara per offrirvi una “primizia”: vi provvedono già molte testate, che dispongono di giornalisti in gamba. Internet esalta la rapidità: il flusso delle notizie è inarrestabile e per diffondere un’informazione basta un clic. È meraviglioso, eppure avvertiamo un disagio: per essere i primi, per bruciare la concorrenza, rischieremmo di contravvenire al più sacro dei principi giornalistici, quello della verifica. Anziché dare per primi una notizia potenzialmente incompleta, poco chiara o del tutto infondata, vi promettiamo perciò di fermarci a riflettere, di incrociare le fonti, di indagare: solo dopo, quando si sarà abbassato il polverone sollevato dalla corsa allo scoop, cercheremo di offrirvi, nel modo più chiaro possibile, i fatti e il loro contesto. Curando la forma, le immagini, la grafica, l’analisi dei dati. È il nostro impegno nella persecuzione di un’informazione di qualità …”

Non trovate che sia un progetto meraviglioso (oltre che molto coraggioso)?

Io ne sono stata conquistata.

Come accennato in apertura di questo post, nel secondo numero de L’Ora troverete un mio articolo. Ho scritto qualche riga in tema di No Profit e Social Business, anche in considerazione della riforma del Terzo Settore in corso.

Vi riporto un breve estratto per anticiparvi ciò che ho cercato di affrontare:

Il cosiddetto Terzo Settore viene spesso considerato parte residuale dell’economia e associato ad attività marginali, per la sua stessa definizione di “no-profit” (ovvero senza profitto), oppure come uno strumento al limite dell’elusione fiscale, per la speciale normativa che gli è riservata.

In entrambi i casi si compie un grosso errore di valutazione:

  • Collegare necessariamente l’economia con il profitto è un concetto quantomeno limitato. L’impatto che il Terzo Settore ha sull’economia e sulla società è tutt’altro che marginale;
  • Gli enti associativi non godono di uno status di extra-fiscalità, la normativa è, al contrario, estremamente stringente.

Se vi va approfondire potete farlo abbonandovi o acquistando la rivista presso le edicole del territorio (qui l’elenco).

La questione del Terzo Settore e della fiscalità del no profit è un argomento che mi interessa molto e che riprenderò in altri miei post futuri. Spero così di contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza delle problematiche e potenzialità del Settore, sempre con parole il più semplici possibili.

Lo scopo di questo mio blog e della mia intera attività online, che mi piace chiamare “il fisco semplicemente” (proprio come la mia newsletter – a proposito se ti va di iscriverti fallo qui – la prossima è in arrivo con un regalo di Natale che sto preparando per gli iscritti …) non è altro che questo: cercare di diffondere una maggiore cultura in un tema per molti ostico, come quello fiscale.

Vi ho incuriositi?