Nella prima parte di questo focus “Da hobby a professione” ho affrontato il tema della collaborazione occasionale. Oggi cerco di approfondire un’altra modalità che esclude sia il lavoro dipendente sia l’apertura della partita Iva: LA CESSIONE DEL DIRITTO D’AUTORE

A chi è rivolto?

La norma prevede che possano formare oggetto del diritto d’autore, le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

Nella pratica, con la cessione dei diritti d’autore vengono spesso regolate le collaborazioni nel settore dell’editoria e delle traduzioni, ma anche nell’ambito del giornalismo, della pubblicità e del marketing (sia tradizionale sia web).

Può quindi interessare, ad esempio, scrittori, traduttori, autori televisivi, editor, copywriter, giornalisti …

Come si fa il contratto?

Non si tratta di un vero e proprio contratto di lavoro (come la collaborazione occasionale o il contratto di prestazione d’opera con Partita IVA), ma semplicemente l’autore acconsente allo sfruttamento di una sua opera in cambio di un corrispettivo.

Per questa ragione, nel contratto non può mai:

  • essere previsto un orario di lavoro
  • essere richiesta la realizzazione del lavoro in una sede fisica predefinita.

Sul contratto, sottoscritto da entrambe le parti, devono essere inseriti i dati anagrafici, la tipologia di lavoro (ossia l’opera realizzata, ad esempio il testo da scrivere, la traduzione da realizzare), quali diritti vengono ceduti, il compenso pattuito e le modalità di pagamento.

Come emettere la ricevuta?

Il corrispettivo pagato all’autore è assoggettato ad una ritenuta del 20% (che viene elevata al 30% nel caso di soggetto non residente in Italia) su una base imponibile così quantificata:

  • il 60% del compenso, per gli autori con meno di 35 anni (ovvero viene prevista una deduzione forfettaria del 40%);
  • il 75% del compenso, per autori con età pari o superiore ai 35 anni (ovvero viene prevista una deduzione forfettaria del 25%);

Facciamo un esempio: un autore percepisce un compenso di 1.000 euro:

Se di età inferiore ai 35 anni, la sua ricevuta sarà questa:

RICEVUTA DIRITTO D’AUTORE inf 35 anni

Se di età superiore ai 35 anni, la sua ricevuta sarà invece questa:

RICEVUTA DIRITTO D’AUTORE sup 35 anni

Importante è ricordarsi che va applicata una marca da bollo di 2,00 euro sull’originale. Per sapere come farlo, leggi qui.

Come si dichiara?

Il reddito per la cessione del diritto d’autore deve essere inserito alla voce “Altri redditi” della Dichiarazione, in cui deve essere indicata anche la deduzione forfettaria (del 40 o del 25%) e la ritenuta subita.

Questi redditi sono tassati “per cassa”, ovvero vanno considerati nel periodo in cui vengono effettivamente percepiti e non in base alla stipula del contratto.

Si deve versare l’INPS?

Dal punto di vista previdenziale il reddito per lo sfruttamento del diritto di autore risulta soggetto a imposizione nel solo caso in cui derivi dall’esercizio abituale, anche se non esclusivo, di arti e professioni.

Nel caso in cui l’autore non sia iscritto a una cassa professionale (ad esempio l’INPGI per i giornalisti) non sussiste alcun obbligo contributivo nei confronti della Gestione separata INPS .

Come approfondire?

Dal punto di vista normativo, il diritto d’autore, quale sfruttamento economico di un’opera di ingegno, è regolato:

Allora, pronto per trasformare il tuo hobby in professione?

Nel prossimo post, conclusivo di questa “trilogia”, parlerò di apertura della partita IVA … stay tuned.