PRONTO PER LA PARTITA IVA?

Concludo oggi questo focus sul tema “Da hobby a professione”, in cui ho affrontato prima la collaborazione occasionale e poi la cessione del diritto d’autore, con un ultimo approfondimento: L’ APERTURA DELLA PARTITA IVA.

Premetto che in questo breve articolo ho tralasciato completamente il discorso società, e mi sono concentrata esclusivamente sulle attività di freelance individuali. Parleremo di forme imprenditoriali collettive in un’altra occasione, qui ne avevo parlato tempo fa.

Quando è obbligatorio aprire la partita IVA?

L’obbligo si ha nel momento in cui si svolge un’attività di lavoro autonomo in maniera abituale, anche se in modo non esclusivo o continuativo (Articolo 5 DPR 633/72).

La determinazione dell’abitualità non è così immediata e va valutata caso per caso. Facciamo qualche esempio:

Se vendi oggetti creati da te, come gioielli o vestiti, eserciti un’attività artigianale. Tuttavia, se questa attività è solamente il tuo hobby (e quindi del tutto occasionale) non sei soggetto ad alcun obbligo; se invece si tratta di attività svolta in maniera abituale, devi necessariamente aprire la partita IVA.

Se occasionalmente vendi un oggetto su eBay non svolgi attività professionale, quindi non devi avere partita IVA; al contrario se lo fai abitualmente e in modo organizzato, hai bisogno di avere una partita IVA.

La prima domanda da porsi è: l’attività è abituale o solo occasionale?

Questa è la principale differenza tra una professione (abituale) e un hobby (solo occasionale) e da qui partono tutte le considerazioni sull’apertura o meno della partita IVA.

Sono un lavoratore dipendente, posso anche aprire partita IVA?

Un dipendente privato (il discorso non vale per i dipendenti pubblici) può aprire la partita IVA, sempre che il contratto di lavoro non lo vieti espressamente.

E’ in ogni caso necessario  verificare che non vi sia concorrenza tra il lavoro dipendente e quello a partita IVA, in quanto qualche volta i contratti di lavoro dipendente lo vietano.

L’ articolo 2105 del codice civile dispone che il lavoratore non debba trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore. La norma prevede tale limite soltanto per la durata del rapporto di lavoro, ma spesso il contratto estende il patto di non concorrenza anche ad un periodo successivo alla cessazione (articolo 2125 del codice civile)… quindi, attenzione!

Il limite del patto di non concorrenza è l’attività oggetto dell’impresa datrice di lavoro: non si riferisce alle sole mansioni svolte dal lavoratore ma si estende allo svolgimento di qualsiasi attività che entri in concorrenza con quella del datore di lavoro.

Se ad esempio sei dipendente nel settore abbigliamento (commesso come impiegato, non importa la mansione) e vuoi vendere prodotti tuoi (vestiti, ma anche accessori ecc.) è molto probabile che il tuo contratto da dipendente non te lo permetta. Nello stesso caso, se vuoi svolgere un’attività di consulenza, ad esempio come web designer, che nulla a che fare con l’attività del tuo datore di lavoro, in linea di massima non ci dovrebbero essere problemi.

Importante è valutare caso per caso, affinché il dipendente non rischi di non incorrere in un procedimento disciplinare e , nei casi più gravi, essere licenziato.

Libero professionista o ditta individuale?

Nel momento in cui si decide di aprire la partita IVA, fondamentale è capire la natura giuridica della propria posizione individuale.

Le alternative sono:

  1.  IMPRENDITORE (O DITTA INDIVIDUALE)

Il codice civile (articolo 2555) definisce l’imprenditore come colui che esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi.

Sono imprenditori individuali gli artigiani (e quindi per esempio l’elettricista, l’idraulico, il meccanico, il pasticcere, l’estetista, il parrucchiere, ecc.) o i commercianti (ad esempio il ristoratore, il negoziante sia fisico sia e-commerce, il venditore ambulante ecc.).

  1.  PROFESSIONISTA (O LAVORATORE AUTONOMO)

Il professionista, invece, è chi svolge un lavoro autonomo intellettuale organizzato con il lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente.

In alcuni casi per esercitare una professione è richiesta lʼiscrizione in albi, ordini o elenchi (le “professioni protette” come notai, avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, giornalisti, medici, ecc.) altrimenti si parla di “professioni libere” (ad esempio consulenti dʼazienda, fotografi, designer, ecc.).

Vi sono attività che possono rientrare in entrambe le categorie, per cui è necessario valutare come concretamente come viene svolta l’attività. Si pensi ad esempio a chi si occupa di software, i fotografi, i grafici … che possono essere sia professionisti sia ditte individuali, a seconda che esercitino esclusivamente consulenza o vendano prodotti e servizi.

Riuscire ad identificare correttamente la forma giuridica della propria attività è fondamentale e comporta differenze rilevanti:

  • per l’iscrizione o meno al Registro Imprese;
  • dal punto di vista fiscale;
  • per l’iscrizione all’INPS (gestione commercianti o artigiani ovvero gestione separata o cassa professionale).

Come e quanto costa aprire la partita IVA?

Per aprire la partita IVA occorre presentare richiesta all’Ufficio dellʼAgenzia delle Entrate con modello AA9 direttamente oppure tramite un professionista incaricato. Per questa pratica non sono previste spese dirette.

Le ditte individuali (non i professionisti), sono tenute all’iscrizione in Camera di Commercio attraverso specifica comunicazione. L’iscrizione per un piccolo imprenditore individuale generalmente comporta i seguenti costi (rif. Registro Imprese di Torino):

E’ obbligatorio iscriversi e versare i contributi INPS?

Dipende dalla forma giuridica:

  • Le Ditte Individuali sono obbligate all’iscrizione INPS nella gestione Artigiani o Commercianti (a seconda dell’attività esercitata).

I contributi vanno versati annualmente con quattro rate fisse (per il 2017 sono pari a poco più di 3.600 euro totali), che coprono un minimale oltre il quale si paga in forma percentuale con unʼaliquota di circa il 23%.

Per i contribuenti forfetari è prevista una riduzione del 35% dei contributi INPS dovuti (e quindi i contributi fissi sul minimale sono circa  2.300 euro annui).

Qui la Circolare INPS con dettagli e importi precisi.

  • I Liberi Professionisti devono iscriversi e versare i contributi alla propria Cassa di appartenenza (Cassa forense, Cassa Commercialisti, ecc.) secondo le specifiche modalità.

In assenza di una cassa specifica, il professionista dovrà iscriversi alla gestione separata INPS. In quest’ultimo caso il versamento dei contributi 2017 è pari al 25,72% dellʼutile e si versa in sede di dichiarazione dei redditi 2018.

C’è obbligo di iscrizione all’INAIL?

Solo in alcuni casi, per le attività di particolare natura o rischio (ad esempio per gli artigiani) è obbligatorio:

  • lʼiscrizione allʼINAIL
  • il versamento annuale di un premio assicurativo che varia a seconda dellʼattività svolta.

Bisogna comunicare l’inizio attività in Comune?

Per alcune tipologie di attività è necessario trasmettere al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune dove si ha la sede, una SCIA di inizio attività. Questo adempimento interessa ad esempio le attività di commercio, i ristoranti, i bar, ecc.

Qui molte informazioni e link utili.

Per effettuare tutte le iscrizioni sopra elencate (Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS, INAIL, Comune) si usa ComUnica, che permette una sola trasmissione telematica.

Esistono regimi fiscali agevolati?

Oggi, l’unico regime agevolato per imprenditori e professionisti è il regime forfetario, introdotto dalla legge di stabilità 2015 e modificato dalla legge di stabilità 2016. Ne ho parlato qui qualche tempo fa.

Per concludere …

… in effetti aprire partita IVA necessita di valutazioni preliminari e di conoscenze tecniche specifiche.

Prima di affrontare quest’avventura è fondamentale affidarsi ad un consulente di cui ci si fida, che possa darti una mano nella fase iniziale e sorreggerti nel percorso.

Se hai bisogno io sono qui … contattami.

In bocca al lupo!

LA CESSIONE DEL DIRITTO D’AUTORE

Nella prima parte di questo focus “Da hobby a professione” ho affrontato il tema della collaborazione occasionale. Oggi cerco di approfondire un’altra modalità che esclude sia il lavoro dipendente sia l’apertura della partita Iva: LA CESSIONE DEL DIRITTO D’AUTORE

A chi è rivolto?

La norma prevede che possano formare oggetto del diritto d’autore, le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

Nella pratica, con la cessione dei diritti d’autore vengono spesso regolate le collaborazioni nel settore dell’editoria e delle traduzioni, ma anche nell’ambito del giornalismo, della pubblicità e del marketing (sia tradizionale sia web).

Può quindi interessare, ad esempio, scrittori, traduttori, autori televisivi, editor, copywriter, giornalisti …

Come si fa il contratto?

Non si tratta di un vero e proprio contratto di lavoro (come la collaborazione occasionale o il contratto di prestazione d’opera con Partita IVA), ma semplicemente l’autore acconsente allo sfruttamento di una sua opera in cambio di un corrispettivo.

Per questa ragione, nel contratto non può mai:

  • essere previsto un orario di lavoro
  • essere richiesta la realizzazione del lavoro in una sede fisica predefinita.

Sul contratto, sottoscritto da entrambe le parti, devono essere inseriti i dati anagrafici, la tipologia di lavoro (ossia l’opera realizzata, ad esempio il testo da scrivere, la traduzione da realizzare), quali diritti vengono ceduti, il compenso pattuito e le modalità di pagamento.

Come emettere la ricevuta?

Il corrispettivo pagato all’autore è assoggettato ad una ritenuta del 20% (che viene elevata al 30% nel caso di soggetto non residente in Italia) su una base imponibile così quantificata:

  • il 60% del compenso, per gli autori con meno di 35 anni (ovvero viene prevista una deduzione forfettaria del 40%);
  • il 75% del compenso, per autori con età pari o superiore ai 35 anni (ovvero viene prevista una deduzione forfettaria del 25%);

Facciamo un esempio: un autore percepisce un compenso di 1.000 euro:

Se di età inferiore ai 35 anni, la sua ricevuta sarà questa:

RICEVUTA DIRITTO D’AUTORE inf 35 anni

Se di età superiore ai 35 anni, la sua ricevuta sarà invece questa:

RICEVUTA DIRITTO D’AUTORE sup 35 anni

Importante è ricordarsi che va applicata una marca da bollo di 2,00 euro sull’originale. Per sapere come farlo, leggi qui.

Come si dichiara?

Il reddito per la cessione del diritto d’autore deve essere inserito alla voce “Altri redditi” della Dichiarazione, in cui deve essere indicata anche la deduzione forfettaria (del 40 o del 25%) e la ritenuta subita.

Questi redditi sono tassati “per cassa”, ovvero vanno considerati nel periodo in cui vengono effettivamente percepiti e non in base alla stipula del contratto.

Si deve versare l’INPS?

Dal punto di vista previdenziale il reddito per lo sfruttamento del diritto di autore risulta soggetto a imposizione nel solo caso in cui derivi dall’esercizio abituale, anche se non esclusivo, di arti e professioni.

Nel caso in cui l’autore non sia iscritto a una cassa professionale (ad esempio l’INPGI per i giornalisti) non sussiste alcun obbligo contributivo nei confronti della Gestione separata INPS .

Come approfondire?

Dal punto di vista normativo, il diritto d’autore, quale sfruttamento economico di un’opera di ingegno, è regolato:

Allora, pronto per trasformare il tuo hobby in professione?

Nel prossimo post, conclusivo di questa “trilogia”, parlerò di apertura della partita IVA … stay tuned.

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